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	<title>Commenti a: Giustizia civile: quattro proposte radicali per affrontare una crisi senza fine</title>
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	<description>Consumer policy on line</description>
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		<title>Di: Andrea Missaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Missaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 16:49:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
	Concordo in pieno con l&#039;analisi ma ho alcuni dubbi su alcune delle soluzioni proposte.



	Quanto all&#039;estensione del rito del lavoro, a mio parere, non si pu&#242; dimenticare che si tratta di un rito che ha dato buona prova di s&#232; in ambiti del tutto particolari in cui&#160;&#232; rarissimo che vi siano processi con pluralit&#224; di parti e, soprattutto, in cui vi sono prevalentemente dei convenuti &quot;professionali&quot;&#160;(i datori di lavoro e gli enti previdenziali) che possono facilmente recuperare le prove da produrre in giudizio e rivolgersi ad un professionista.



	Il contenzioso civile ordinario vede invece coinvolti anche privati cittadini per i quali una costituzione tardiva (dovuta anche solo alla difficolt&#224; di reperire un legale) produrrebbe gravi preclusioni che potrebbero pregiudicare il giudizio senza contare che in questo campo, spesso, anche parte attrice non dispone sin da subito di una visione integrale del problema che invece si giunge ad ottenere solo dopo la costituzione del convenuto.&#160;



	Non mi convince inoltre la possibilit&#224; di ottenere, su richiesta di una sola parte, una sentenza di accertamento generico: se &#232; vero, com&#039;&#232; vero, che la maggior parte del contenzioso &#232; generata dal fatto che una delle parti in giudizio ha tutto l&#039;interesse a ritardare la decisione finale, la pronunzia di una sentenza solo sull&#039;an rischerebbe di diventare un formidabile strumento per &quot;allungare il brodo&quot;. Senza contare che, il pi&#249; delle volte,&#160;gi&#224; la decisione sulle istanze probatorie e/o&#160;l&#039;esito di queste ultime consente agevolmente di prevedere l&#039;esito del giudizio ed ottenere (ove le parti siano in buona fede...) una composizione transattiva della vertenza
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		<content:encoded><![CDATA[<p>	Concordo in pieno con l&#039;analisi ma ho alcuni dubbi su alcune delle soluzioni proposte.</p>
<p>	Quanto all&#039;estensione del rito del lavoro, a mio parere, non si pu&ograve; dimenticare che si tratta di un rito che ha dato buona prova di s&egrave; in ambiti del tutto particolari in cui&nbsp;&egrave; rarissimo che vi siano processi con pluralit&agrave; di parti e, soprattutto, in cui vi sono prevalentemente dei convenuti &quot;professionali&quot;&nbsp;(i datori di lavoro e gli enti previdenziali) che possono facilmente recuperare le prove da produrre in giudizio e rivolgersi ad un professionista.</p>
<p>	Il contenzioso civile ordinario vede invece coinvolti anche privati cittadini per i quali una costituzione tardiva (dovuta anche solo alla difficolt&agrave; di reperire un legale) produrrebbe gravi preclusioni che potrebbero pregiudicare il giudizio senza contare che in questo campo, spesso, anche parte attrice non dispone sin da subito di una visione integrale del problema che invece si giunge ad ottenere solo dopo la costituzione del convenuto.&nbsp;</p>
<p>	Non mi convince inoltre la possibilit&agrave; di ottenere, su richiesta di una sola parte, una sentenza di accertamento generico: se &egrave; vero, com&#039;&egrave; vero, che la maggior parte del contenzioso &egrave; generata dal fatto che una delle parti in giudizio ha tutto l&#039;interesse a ritardare la decisione finale, la pronunzia di una sentenza solo sull&#039;an rischerebbe di diventare un formidabile strumento per &quot;allungare il brodo&quot;. Senza contare che, il pi&ugrave; delle volte,&nbsp;gi&agrave; la decisione sulle istanze probatorie e/o&nbsp;l&#039;esito di queste ultime consente agevolmente di prevedere l&#039;esito del giudizio ed ottenere (ove le parti siano in buona fede&#8230;) una composizione transattiva della vertenza</p>
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