Senza segreti d’origine


Share on LinkedIn

 

Coop lancia un nuovo impegno sul fronte della tutela dei diritti dei consumatori. E lo fa sulla base di una parola chiave che è trasparenza, cioè garantendo una informazione il più possibile chiara e completa, andando ben oltre quelli che sono gli obblighi fissati dalle normative.

 

Il tema cui quest’idea di trasparenza viene applicata è quello dell’origine delle materie prime di cui sono fatti i prodotti alimentari che acquistiamo.
E’ stato creato un sito dedicato, www.cooporigini.it, dove il consumatore digitando il codice a barre o il nome del prodotto, ha subito disponibili le informazioni relative alle principali materie prime impiegate nelle produzioni, quelle più consistenti dal punto di vista quantitativo e quelle caratterizzanti il prodotto. Su richiesta inoltre si potranno ottenere informazioni anche su ingredienti minori. Realizzata anche un App che consente, semplicemente fotografando il codice a barre, di ottenere le stesse informazioni offerte dal sito. Inoltre per i 4 italiani su 10 che non usano Internet, i punti di accoglienza degli oltre 1400 punti vendita Coop rispondono ai quesiti, ospitano depliant, cartellonistica e in alcuni anche pc a disposizione.
Una campagna, unico esempio in Europa, che punta alla trasparenza dell’informazione  per quanto attiene ai prodotti a marchio confezionati; in totale oltre 1.400 di uso quotidiano, alla passata di pomodoro allo yogurt al latte ai cereali e via di questo passo, escludendo quelle categorie di prodotti come i freschissimi su cui la determinazione dell’origine è già obbligatoria per legge in etichetta (come ad esempio per ortofrutta e carni bovine) o aggiunta volontariamente da Coop (carni suine ed avicole).

 

Su alcuni prodotti “semplici” la cui materia prima è al 100% italiana l’informazione in realtà è già inserita in etichetta. Ma su molti prodotti, su cui può essere estremamente complesso inserire i dati in etichetta e soprattutto aggiornarli, il ricorso al web è inevitabile, tanto più che accanto “al dove si produce”, a nostro avviso bisogna sempre indicare anche “il come”: l’origine è un’informazione utile, ma altrettanto importanti sono le garanzie sulle modalità produttive, sui controlli, sulle caratteristiche di sicurezza e qualità dei prodotti.

La questione dell’origine delle materie prime è complessa e delicata e più che mai al centro dell’attenzione. Questo perché incrocia diversi aspetti: il primo è sicuramente quello di una crescente attenzione dei consumatori, che oltre alla trasparenza delle informazioni sono sempre più sensibili, anche a causa della crisi economica, all’italianità dei prodotti. E qui le cose iniziano a complicarsi perché , in molti casi, anche prodotti tipicamente italiani (la pasta per tutti) non è detto che siano fatti con materia prima (il grano o il frumento) italiani. Perché? Le risposte possibili seguono due sentieri distinti. Da un lato, come i tanti scandali tristemente ricordano, non mancano imprese disoneste che hanno solo in mente di guadagnare a scapito di una corretta informazione (e a volte anche del rispetto delle regole igienico sanitarie). Ma l’altro corno del problema è che in molte situazioni le materie prime made in Italy non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Cioè l’Italia non produce (del tutto o solo in parte) la quantità di quel prodotto necessaria per le esigenze del mercato. E, su questo secondo punto, ovviamente, è piuttosto complicato individuare “colpe” che spesso mescolano scelte politiche, ruolo dell’Unione Europea ed altri fattori.

 

Coop da sempre privilegia, a parità di qualità e sostenibilità economica, i prodotti italiani. Oltre il 90% dei fornitori di prodotti a marchio Coop sono italiani e il 60% dei nostri prodotti alimentari sono fatti con materie prime di origine italiana. Una percentuale che cresce ulteriormente se si escludono prodotti (tipo caffè e cacao) per le quali la materia prima è obbligatoriamente estera  perché non disponibile nel nostro paese.
Ma l’informazione che spesso manca a tante persone è che, comunque, per tanti altri prodotti, che pure sarebbe possibile coltivare o produrre nel nostro paese, non siamo autosufficienti.
Basti dire che in Italia produciamo solo il 38% del grano tenero di cui avremmo bisogno, col grano duro arriviamo al 65%, con le carni bovine siamo al 76%, e pure per il latte alimentare arriviamo ad appena il 44%.

 

Ribaltando il punto di osservazione, le uniche filiere in cui siamo autosufficienti sono quelle del riso, del vino, della frutta fresca, del pomodoro e del pollo. Del resto dal 1970 ad oggi gli ettari di superficie coltivabile nel nostro paese si sono ridotti di 1/3, scendendo da 18 milioni a 13, mentre la popolazione, salita a 60 milioni, è cresciuta del 10%.
Dunque bisogna prendere atto che esiste un mercato globalizzato delle materie prime, ma questo non deve significare un calo della qualità e della sicurezza per il consumatore. Coop pretende che il paese d’origine di ciascuna materia prima sia inserito nei capitolati sottoscritti e non può essere variato senza preavviso. Inoltre il piano di controlli sui lotti importati non può essere il medesimo per qualsiasi provenienza: diverse sono le normative, diversa la cultura igienica del mondo produttivo, diversi i sistemi di controllo pubblico nei vari paesi del mondo. Questo progetto, che ha comportato un lavoro di 3 anni, non ha significato solo un aumento di trasparenza ma anche un innalzamento del livello di garanzie sulle materie prime che vanno a comporre i prodotti a marchio Coop.
Crediamo che Coop anche in questo caso sia all’avanguardia sul fronte della trasparenza verso i nostri clienti e, ancora una volta, possa essere di stimolo per tutto il mercato Italiano ad andare oltre, verso un’informazione diffusa e completa, che permetta al cittadino, quando diventa consumatore, di scegliere al meglio i propri acquisti.

 

Print Friendly

Autore:


Sposato e con un figlio, ha 60 anni ed è laureato in Chimica Industriale. Dopo due anni come Resp. Qualità dell’Arrigoni, industria alimentare, dal 1980 è in Coop Italia, prima come Resp. Laboratorio, poi come Resp. Qualità dei settori carni e ortofrutta, quindi di tutto il settore alimentare e anche del non food. Dal 2000 è Direttore Qualità. La responsabilità comprende la definizione delle regole e il relativo controllo a presidio dei valori Coop attinenti la sicurezza, la qualità, il rispetto dell’ambiente, l’eticità delle produzioni di tutte le merci poste in vendita, con particolare riferimento ai prodotti a marchio Coop. L’organico della Direzione è di 40 persone. E’ autore di diverse pubblicazioni sui temi della qualità e della sicurezza alimentare.

Non ci sono commenti.

Inviando il commento accetti espressamente le norme per la Privacy.