Obsolescenza programmata: alla ricerca di prove


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A San Francisco, in California, c’è una lampadina ‘eterna’ che funziona ininterrottamente dal 1901. Sicuramente chi la costruì non conosceva (o non aveva ancora affinato) il concetto di obsolescenza programmata. Concetto ostico, spesso mal capito, che si pensa di sostituire o implementare con durabilità. Eppure, nonostante l’espressione “obsolescenza programmata” sia divenuta un soggetto politico europeo solo nel 2012, già nel 1947 Gregory scriveva sul Southern Economic Journal che i produttori di beni di consumo erano soliti indurre il mercato a sostituire prodotti che funzionavano ancora. Ma se da un lato questa obsolescenza “psicologica” dei prodotti costituisce sempre più ai giorni odierni uno stigma della società, visto che anche Wikipedia considera una cosa obsoleta come sinonimo di fuori moda, è sicuramente molto più difficile cercare di misurare l’obsolescenza tecnica di batterie, telefoni cellulari o televisori (per citare esempi tipici di prodotti “sospettati” di essere sottoposti a obsolescenza programmata).

 

Cosa può fare in questo campo la ricerca statistica? Ovviamente non può rispondere al quesito se l’obsolescenza di un prodotto sia “pianificata” a tavolino o meno. Può però cercare prove dell’esistenza di un tale fenomeno nella vita media di un prodotto. Risulta più problematico farlo nel campo dei prodotti hi-tech, che di per loro stessi hanno una vita media breve, per il discorso legato all’obsolescenza psicologica di un dispositivo. Infatti, dati provenienti da un’indagine statistica di soddisfazione ripetuta con cadenza annuale da Altroconsumo e le sue associazioni partner in Europa e Brasile mostrano che l’età media di un telefono cellulare è intorno ai due anni, così come per i tablet, mentre per computer portatili, televisori a schermo piatto o macchine fotografiche digitali ci si assesta intorno ai quattro anni. Un periodo evidentemente troppo breve per poter studiare un’obsolescenza che, in teoria, potrebbe verificarsi solo  molto dopo rispetto al momento in cui il prodotto non viene più usato (e riciclato, rubato durante la sosta in un deposito o semplicemente abbandonato in qualche cassetto di casa).

 

Immaginiamo uno smartphone sostituito dopo un anno a causa dell’uscita di un nuovo dispositivo tecnologico; la probabilità che tale telefono ha di avere guasti o addirittura finire il proprio ciclo vitale in un periodo temporale così ridotto è ovviamente marginale. Il discorso è relativamente più affrontabile per la famiglia dei grandi elettrodomestici (lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie e frigoriferi combinati), che vengono tenuti in media per almeno dieci anni e per i quali non sono previste all’orizzonte novità tecnologiche che possano indurre la loro sostituzione per moda o precoce invecchiamento. Un primo dato statistico già noto e abbastanza sorprendente (Diamo i voti agli elettrodomestici’, Altroconsumo – n°274 – ottobre 2013) è legato all’aumentare dei problemi che si verificano sugli elettrodomestici già a partire dal terzo anno di vita. Misurando l’incidenza dei guasti durante il funzionamento e delle mancate accensioni delle lavatrici, ad esempio, ma lo stesso trend si può ritrovare in tutti gli apparecchi della categoria, si nota che la prima (e unica) differenza significativa viene riscontrata tra il secondo e il terzo anno di possesso, mentre in seguito si nota un aumento progressivo ma con una correlazione tra numero di guasti ed età che rimane piuttosto bassa.

 

Il dato fa suonare più di un campanello di allarme se si pensa che la garanzia tecnica fornita dai produttori è giustappunto di due anni (mentre si fanno azioni di lobby per portarla almeno a cinque). Eppure, nel confronto temporale tra due indagini statistiche condotte simultaneamente in quattro paesi europei (Belgio, Italia, Portogallo e Spagna) a distanza di dodici anni l’una dall’altra (Gennaio 2014 e Dicembre 2001) non si riscontra un aumento significativo dei problemi, ma esattamente il contrario: le lavatrici del 2001 cominciavano ugualmente ad avere un numero di problemi diverso da zero dopo il loro secondo anno di vita, ma in percentuale ne avevano di più.

 

Se infatti nel 2014 misuriamo un’incidenza di guasti intorno al 6% del parco lavatrici, nel 2001 lo stesso dato era addirittura del 9%. E se oggi una lavatrice di cinque anni ha in media un guasto nel 9% dei casi, nel 2001 la stessa cosa accedeva al 16%. Così come una lavatrice di ben dodici anni, vicina al termine della propria durata, oggi ha problemi nel 10% dei casi mentre all’alba dei duemila ne aveva praticamente il doppio.

 

Una spiegazione del dato potrebbe essere nel fatto che nell’arco di questa distanza temporale i produttori di elettrodomestici sono cambiati, alcune aziende hanno chiuso o cambiato nome e filiera produttiva, mentre nuovi competitor sono entrati nel mercato. Eppure alcuni marchi che si sono mantenuti nel tempo, come ad esempio Candy, Miele e Siemens, mostrano la stessa tendenza al miglioramento nel confronto tra i due campioni temporali 2001-2014. Sicuramente i progressi della tecnologia, pure meno evidenti che in altri campi, hanno contribuito a loro volta a far sì che sempre meno lavatrici soffrano di interruzioni forzate di funzionamento.

 

Se un trend di obsolescenza al momento non sussiste per quanto riguarda i guasti delle lavatrici, la medesima scoperta si fa se ad esempio andiamo ad analizzare un altro parametro, l’indice di affidabilità, calcolato per un altro grande elettrodomestico, la lavastoviglie. L’indice di affidabilità è un punteggio su base 100 che viene calcolato per ogni elettrodomestico in base ai problemi avuti durante il proprio ciclo vitale, come riportato dai possessori: 100 viene assegnato a un elettrodomestico che non ha avuto né guasti né problemi minori, mentre più si scende col punteggio minore sarà stata l’affidabilità della lavastoviglie. I punteggi medi dell’indice, calcolati su tutte le macchine, vanno da un massimo di 98 riscontrato nel 2014 (per le lavastoviglie di appena un anno) a un minimo di 78, punteggio ottenuto nel 2001 dalle lavastoviglie di undici anni. In questo caso l’andamento dei punteggi nel tempo è ovviamente decrescente, con una correlazione inversa che pur restando significativa è comunque diminuita dal 2001 (-0,37) al 2014 (-0,22).

 

Per fare un confronto singolo, una lavastoviglie di cinque anni nel 2014 ha un punteggio medio di 91, contro l’87 ottenuto dalle lavastoviglie della stessa età nel 2001 (una differenza di quattro punti che è significativa al test della T di Student). In sintesi, anche questo indicatore, che viene aggiornato ogni anno da Altroconsumo, non sembra affatto segnalare che l’obsolescenza sia programmata a più breve scadenza che in passato, visto che i dati vanno nella direzione opposta di un miglioramento dell’affidabilità dal 2001 al 2014, con differenze significative per le lavastoviglie di quasi ogni anno d’età.

 

Che sia per un effetto marca (cioè per la scomparsa di alcuni marchi low-cost del passato o per l’aumentare della quota delle marche di alta gamma)? Alcuni brand noti come Bosch, Miele e Siemens mostrano una tendenza al miglioramento evidente, e come tale la conclusione dell’analisi del parametro è che negli ultimi dodici anni si è assistito a un miglioramento dell’affidabilità dei grandi elettrodomestici (l’evoluzione dell’indice è la medesima anche per lavatrici, asciugatrici o frigoriferi combinati). Sommando questi risultati con la precedente informazione dei guasti negli ultimi dodici mesi, è già possibile formulare un’ipotesi sull’età media degli elettrodomestici in uso al momento delle due indagini, tenendo in dovuta considerazione il fatto che la scelta da compiere al momento del guasto di un elettrodomestico è: riparare o sostituire?

 

Nel 2001, l’età media degli apparecchi riportati era di 6 anni per le lavastoviglie e di 7 anni per lavatrici e asciugatrici. Tredici anni dopo, nell’anno in corso, riscontriamo i seguenti valori medi: lavatrici 7,5, lavastoviglie 8, asciugatrici 8,5. La differenza, testata ancora una volta con una T di Student, è significativa, il che significa che il parco elettrodomestici in uso oggi è più vecchio di quello del 2001.

 

Andando a verificare l’andamento dei quattro marchi di ampia diffusione che si sono mantenuti stabili nel corso del tempo, notiamo che Bosch registra un invecchiamento significativo solo delle lavatrici, mentre Siemens a carico delle asciugatrici e delle lavastoviglie. Il marchio italiano Candy, che ha sede vicino a Milano, fa registrare aumenti significativi per tutte e tre le categorie di elettrodomestici; la stessa cosa è più che mai vera per Miele, che nel 2014 ha lavatrici e lavastoviglie tre anni e mezzo più vecchie di quelle del 2001, mentre per le asciugatrici l’invecchiamento medio è addirittura di cinque anni. Invecchiamento che evidentemente non è ancora sinonimo di obsolescenza. Per cercare di studiare più a fondo il fenomeno, nell’ultima indagine di soddisfazione sui grandi elettrodomestici (quella, appunto, del 2014) è stata inclusa una batteria di domande che facevano riferimento al precedente elettrodomestico.

 

Un primo dato da leggere è la percentuale di quanti avevano già un elettrodomestico dello stesso tipo: intorno all’80% per le lavatrici e i frigoriferi combinati, nell’ordine di grandezza del 60% per le lavastoviglie, inferiore al 50% per le asciugatrici, molto diffuse in Belgio e poco nei paesi del sud dell’Europa. Non è infatti da dimenticare che a volte sono necessità pratiche (un trasloco, un matrimonio…) a far acquistare o sostituire un elettrodomestico. A tutti coloro che avevano indicato di aver precedentemente posseduto una lavatrice, una asciugatrice, una lavastoviglie o un frigorifero, è stato chiesto quale fosse stata la ragione alla base della sostituzione. Consideriamo prima le lavatrici: il 15% ha addotto motivi estranei al funzionamento tecnico, il 10% era convinto che il precedente elettrodomestico fosse ‘superato’ o consumasse troppo, mentre il rimanente 75% ha dichiarato, in percentuali più o meno equivalenti, che la lavatrice si era rotta del tutto o che comunque non funzionasse più in maniera ottimale.

 

Le stesse quasi identiche percentuali sono state date in caso di sostituzione delle lavastoviglie. Passando alle asciugatrici, le percentuali sono, rispettivamente: 40% di macchine del tutto fuori uso, 25% di elettrodomestici non più ben funzionanti, 20% di modelli superati o che consumavano troppo, 15% di motivazioni pratiche. I frigoriferi fanno registrare un andamento diverso, con un possessore su quattro che ha indicato motivi pratici e uno su cinque il consumo elevato, riducendo di fatto la quota di elettrodomestici sostituiti per guasti o malfunzionamento.

 

Andando a spulciare i dati per marca, si nota subito che Miele ha una percentuale significativamente inferiore di sostituzioni dovute a malfunzionamento o rottura, il che potrebbe dare fiato alle supposizioni della TV Svizzera RTS che sostiene la posizione di un’obsolescenza prevalentemente low-cost, dovuta a componenti sempre più economiche. Eppure non si deve esagerare nel puntare il dito contro i produttori; Miele ha un ‘pacchetto’ di un certo valore e di un certo prezzo, che include la possibilità che i propri elettrodomestici durino di più nel tempo, mentre l’impatto della componentistica a basso prezzo sull’affidabilità dei prodotti è ancora tutta da dimostrare (possibilmente anche tramite costosi test di laboratorio sulla durabilità).

 

Le lavatrici possedute in passato che sono state sostituite a causa di malfunzionamenti (escludendo motivi pratici e preoccupazioni di consumo) hanno concluso il loro ciclo vitale tra gli undici e i dodici anni, con lo scostamento significativo di Miele le cui lavatrici hanno raggiunto quasi i diciassette anni di funzionamento. Le asciugatrici sono durate in media undici anni (Miele 17), le lavastoviglie tra i dieci e gli undici anni (Miele 16), i frigoriferi dodici anni, senza differenze significative per marca. Il fatto che ci sia solo un produttore che ottiene risultati diversi dalla media (per tre elettrodomestici su quattro) lascia intendere che il campione sia molto omogeneo; pertanto se di obsolescenza programmata si tratta, tale pratica deve essere molto diffusa trasversalmente.

 

Siamo andati a misurare l’evoluzione nel tempo della vita media dei grandi elettrodomestici, utilizzando solo i dati relativi agli apparecchi sostituiti perché rotti del tutto, in base all’anno di acquisto del nuovo elettrodomestico, per verificare la possibile esistenza di un trend che indichi una riduzione della vita media e quindi una possibile obsolescenza programmata con durata inferiore rispetto al passato. L’andamento nel tempo della vita media di frigoriferi e asciugatrici è estremamente irregolare ma senza scostamenti significativi da un anno all’altro, mentre per le lavastoviglie quattro anni su dodici (2004, 2007, 2010 e 2011) hanno fatto riscontrare una vita media inferiore; evidentemente però la disposizione degli anni coinvolti non può dare atto a nessun tipo di trend. Diverso il caso delle lavatrici, dove, effettivamente, le quattro annate più recenti (2010, 2011, 2012, 2013) registrano tutte la stessa vita media appena inferiore agli undici anni, significativamente più bassa del resto del campione.

 

Alla fine della nostra ricerca di prove sull’obsolescenza dei grandi elettrodomestici abbiamo quindi finalmente trovato un piccolo spunto per sostenere la teoria di un’obsolescenza programmata in anticipo, ma solo la ripetizione della misurazione nei prossimi anni potrà dare conferma a queste supposizioni assai ardue da dimostrare. La soluzione più probabile rimane quella di un’obsolescenza tecnica (senza entrare di nuovo nel novero della discussione sull’obsolescenza psicologica che pervade il campo di altri prodotti) che è sempre esistita e che si è mantenuta stabile nel corso del tempo, mentre il mondo esterno cominciava a studiarla e a catalogarla. O perlomeno, questo dicono i dati statistici raccolti su due campioni temporali (2001 e 2014) di più di 23.000 risposte ciascuno.

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Autore:


Lorenzo Zucchi è nato a Parma il 20 agosto 1973. Laureato in Statistica all’Università di Bologna, ha acquisito significative esperienze professionali presso: -IARC, International Agency for Research on Cancer, Lione -WHO/EURO, World Health Organization, Copenaghen -Comune di Reggio Emilia (Censimento Generale della Popolazione) Dal 2002 svolge le mansioni di coordinatore delle Indagini statistiche Italia presso Altroconsumo, Milano.

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